La crisi della Chiesa è la crisi di tutta la civiltà cristiana. Intervista al Gran Priore del Pauperes Commilitones Christi Templique Salomonis - V.E.O.S.P.S.S. Fra Riccardo Bonsi
In carica dal 2013, il Gran Priore dell’Ordine dei Templari a livello mondiale, Fra Riccardo Bonsi, ha affrontato più volte il tema della profonda crisi d’identità che colpisce oggi la civiltà occidentale cristiana, e in particolare quella europea.
Fra i temi ricorrenti nei suoi interventi, spicca la denuncia dell’oicofobia che, secondo il Gran Priore, caratterizza molte Nazioni occidentali: una forma di rigetto delle proprie radici culturali e spirituali, in particolare di quelle cristiane, che mina alla base l’identità e la coesione dei popoli europei.
D: Gran Priore, lei spesso dice che stiamo vivendo un grave periodo di crisi d’identità della civiltà occidentale cristiana. Cosa ci può dire in merito?
R: Non sono certo il primo a dirlo, ma sono fermamente convinto che la crisi d’identità che attraversa oggi la civiltà occidentale sia profondamente legata alla crisi che stanno vivendo le Chiese cristiane, in particolare quella Cattolica. A mio avviso, la causa principale risiede in una profonda crisi di fede, nell’aver abbandonato il confronto costante con la Parola di Cristo, l’unica verità immutata e immutabile nel tempo.
D: Cosa intende per crisi di fede?
R: Quando parlo di crisi di fede, mi riferisco al fatto che, oggi, molte persone credono di poter vivere la propria vita anche senza Dio, anzi, sembrano condurre l’esistenza come se Dio non esistesse. Questa perdita di riferimento trascendente genera inevitabilmente una profonda crisi d’identità, in cui non solo si mettono in discussione le proprie radici, ma spesso le si rinnega apertamente.
D: di chi è la colpa di tutto questo?
R: Oggi assistiamo a una Chiesa sempre più “laicizzata”, che da un lato vuole evidenziare gli errori commessi nel corso dei secoli; dall’altro, purtroppo, invece di compiere un autentico ritorno alla Parola di Cristo, sembra orientarsi verso un laicismo sempre più evidente che finisce per allontanare i fedeli. Viviamo in un’epoca segnata da un relativismo sottile, ma pervasivo, che si insinua in ogni ambito della vita. Gli ecclesiastici oggi parlano di accoglienza, di amore, di accettazione dell’altro, ma queste parole sono sempre più rivolte ai non cristiani, mentre i fedeli si sentono abbandonati, a volte persino osteggiati (e noi come Templari ne sappiamo qualcosa). Fortunatamente, non tutti gli ecclesiastici seguono questa “moda”, ma questo abbandono progressivo dei fedeli è in aumento in maniera preoccupante. La fede, svuotata dei suoi contenuti più profondi e privata della sua forza trasformante, non riesce più a incidere concretamente sullo stile di vita delle persone.
D: Quindi la colpa è sia dei fedeli che della Chiesa?
R: Certo, la crisi di fede non riguarda soltanto i fedeli, il popolo di Dio, ma coinvolge profondamente anche i responsabili della Chiesa. Sempre più spesso, sacerdoti e vescovi appaiono in difficoltà nel comunicare la fede in quanto disorientati da questo “progressismo religioso” e, pertanto, non riescono più a suscitare entusiasmo e speranza nelle persone. La crisi che attraversa il clero è innanzitutto una crisi di fede, ma i suoi effetti si riflettono anche sul piano morale: potremmo definirla, a tutti gli effetti, una vera e propria crisi esistenziale. Stiamo assistendo alla più grande crisi sacerdotale della storia della Chiesa. Intere regioni d’Europa sono ormai prive di sacerdoti e tutto sembra scorrere nel silenzio e nell’indifferenza delle alte sfere ecclesiastiche.
D: Per i Templari esiste una “cura”?
R: La cura ha un solo nome: Gesù Cristo. È necessario restituire a Cristo il posto centrale nella vita di ciascuno di noi e nel cuore del mondo. Occorre riaprire ai fedeli l’accesso alla fede, alla fiducia in quel Dio che ci ha amati e continua ad amarci, e in Gesù Cristo, crocifisso e risorto. Dobbiamo riscoprire con fierezza la nostra identità, essere Cristiani non è un retaggio del passato, ma una chiamata viva, attuale, capace di dare senso, speranza e luce al nostro tempo.
D: Cosa vuole dire, concludendo, ai lettori?
R: In molti cuori - non solo tra i fedeli, ma anche tra ecclesiastici di ogni grado - si avverte il pericolo che la fede si spenga, come una fiamma che non trova più alimento. L’Europa, un tempo cuore pulsante e colonna portante del Cristianesimo, si sta progressivamente svuotando della sua fede storica. Credo che questa rappresenti la più grande sfida per la Chiesa di oggi: risvegliare la fede sopita, ridare speranza, riaccendere il fuoco dello Spirito. È tempo di tornare ad essere, prima di ogni altra cosa, seguaci di Gesù Cristo. Abbiamo un bisogno urgente e profondo di recuperare la forza e il coraggio di confessare la nostra fede. Gesù Cristo è la luce che illumina le nostre tenebre, l’unica speranza autentica di salvezza. Come Egli stesso ha detto “Io sono la luce del mondo. Chi mi segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv 8, 12).
N. Morelli
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